Il testo della sicurezza è davvero stato rispettanto nel 2019?

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Il testo della sicurezza è davvero stato rispettanto nel 2019?

Come ormai ogni attore che opera nel settore salute e sicurezza sul lavoro c’è da informarsi su gli infortuni sul lavoro e in Italia sono elevatissimi e corrispondono a circa il 3% del prodotto interno lordo annuale. Onere calcolato al netto delle malattie professionali, raddoppiate negli ultimi 5 anni (come si evince dai Rapporti annuali INAIL), degli infortuni in itinere, e perfino del lavoro irregolare che, qualora presi in considerazione, porterebbero il costo complessivo ben oltre il 5% del PIL. Numeri eclatanti, peraltro oltremodo riduttivi ove si consideri che riguardano vite umane, che ricordano come il valore dell’investimento in salute e sicurezza sia qualcosa che va oltre il semplice obbligo normativo e concerne da una parte l’etica del lavoro e dall’altra la convenienza economica.

In questo scenario presentiamo il Rapporto 2019 che AiFOS ha realizzato sull’applicazione del D.Lgs. n. 81/08, rivolgendosi direttamente ai principali soggetti che operano nel campo della sicurezza sul lavoro per approfondire non solamente quali siano i campi in cui bisogna adoperarsi maggiormente, ma anche per conoscere l’opinione di chi la materia la vive ed è chiamato a garantirla quotidianamente. Un campione di 2.799[1] persone che operano in un contesto caratterizzato da un corpo di norme disomogenee “che non ha permesso di agire con una revisione coerente dell’intero impianto normativo”, come ha efficacemente spiegato nel suo contributo il Presidente Vitale.

Peraltro, non è certamente un caso che la ricerca cada proprio in occasione del decennale di applicazione del successivo completamento al ‘Testo Unico’, il D.Lgs. n. 106/09 (c.d. “correttivo”), laddove il Rapporto si propone di fornire una lettura ed una interpretazione sull’andamento complessivo del fenomeno infortunistico dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo pubblicato nel 2008 e modificato l’anno successivo, al fine di trarne utili indicazioni per un suo completamento, ma anche per il suo aggiornamento e per un possibile restyling; prospettiva che appare meno remota che nel recente passato, considerando le iniziative – per quanto embrionali – in corso da parte dei Ministeri del Lavoro e della Salute.

Ciò che emerge dai contributi contenuti nel Quaderno e dalle rilevazioni operate presso i professionisti della salute e sicurezza è che le tante e importanti azioni intraprese, molte delle quali ben raccontate nei testi, non hanno ancora portato a quel cambiamento nell’approccio alla salute e sicurezza sul lavoro necessario per realizzare il decisivo cambio di passo rispetto alla riduzione di infortuni e malattie professionali. In particolare, emerge un ritardo nell’attuazione del D.Lgs. n. 81/08 (la metà dei provvedimenti “di dettaglio” previsti dal legislatore mancano), l’eccessiva frammentazione delle politiche di prevenzione e la sostanziale inesistenza di un reale incremento della conoscenza – in termini generali – da parte di lavoratori e imprese dell’importanza della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Criticità a parte è, poi, la formazione, strumento di prevenzione per eccellenza che troppo spesso viene utilizzata in modo estremamente teorico e, quindi, sostanzialmente inefficace.

Ecco allora che appare ancora più importante la scelta di dar voce agli attori della sicurezza, che l’Associazione ha voluto coinvolgere nel Rapporto: perché, dopo una fase in cui la salute e sicurezza sul lavoro sono andate “di moda”, è questo un tempo dove appare evidente l’assenza di stimoli, uno scarso rilievo del tema e l’impulso – anche nella comunicazione istituzionale – volto al miglioramento continuo: il rischio è quello di ritornare a confinare le azioni promozionali della tutela dei lavoratori nell’oblio di un ripetersi sterile di aggiornamenti (magari formativi), quando la sicurezza tutto dovrebbe essere tranne un semplice adempimento. 

 

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